VAFFA D’AUTORE
“E SE COLPISCE ANCHE I SUPEREROI?”

«OTTO E MEZZO» INTERVISTA NICOLA FERRIGNI

Nel numero in edicola il 1° settembre, il periodico «Otto e mezzo» dedica un approfondimento al tema della “parolaccia”, chiedendo a quattro esponenti del mondo accademico e culturale italiano di provare a spiegare la differenza tra il loro uso sul grande schermo e quello nella vita reale. Tra gli intervistati dal giornalista Franco Montini, insieme con il massmediologo Enrico Menduni, il linguista Paolo d’Achille e lo psichiatra Ignazio Senatore, c’è anche il sociologo e direttore di Link LAB Nicola Ferrigni.

«Non mi pare che il cinema utilizzi la parolaccia in maniera esagerato e esasperata», commenta Ferrigni a proposito dei cosiddetti “vaffa d’autore”. «Ovviamente anche nei film se ne ascoltano, ma con una frequenza diversa, ovvero né maggiore né minore, di quanto avviene nella realtà. La presenza della parolaccia in certi film, mi riferisco in particolare ai B-movie e in particolare al Cinepanettone, è quasi inevitabile, ma non produce sorpresa e tanto meno scandalo proprio perché non te lo aspetti. Come sociologo mi ha invece colpito l’uso della parolaccia ma più in generale di un linguaggio scorretto e volgare nel mondo ideale e perbenista dei supereroi. Se al cinema si è imposto un personaggio come Deedpool, incarnazione di un eroe sbruffone, scorretto, maleducato, che si esprime abitualmente con il turpiloquio, il fenomeno colpisce e fa riflettere». Va tuttavia considerato, conclude Ferrigni, che «anche la parolaccia è legata al comune senso del pudore, che è un sentimento in continua trasformazione».