SPORT NEWS

2014-2016

Cos’è il giornalismo sportivo oggi? È il giornalismo che racconta in diretta l’evento agonistico oppure quello che ne offre il resoconto sul quotidiano? Il giornalismo che indaga i retroscena che precedono e seguono l’evento sportivo, o quello che si concentra sul “durante”? Il giornalismo che si focalizza sulla dimensione agonistica della notizia sportiva, oppure quello che esplora il “connesso con”? E parliamo del giornalismo che si occupa di calcio, “sport italico” per eccellenza, oppure di quel giornalismo che tratta i cosiddetti “altri sport”?

È a queste domande che la ricerca, promossa dall’Unione Cattolica della Stampa Italiana (UCSI), si propone di rispondere. Attraverso un’analisi che muove dalla “mitologia” dei grandi narratori dello sport, la ricerca arriva a definire le coordinate entro cui si è sviluppato il coverage giornalistico di otto diverse discipline sportive (atletica, nuoto, motori, pallacanestro, scherma, ginnastica artistica, judo, golf) nell’arco temporale compreso tra le Olimpiadi di Sydney 2000 e i Giochi di Londra 2012 su tre differenti quotidiani italiani («La Gazzetta dello Sport», «Corriere della Sera», «la Repubblica»), evidenziando in particolare come il giornalismo sportivo italiano attuale si configuri come un fenomeno in costante e precario equilibrio tra l’esigenza di preservare la propria identità e un mercato che sembra pretendere un’informazione sempre più mediatizzata e popolarizzata, in cui a farne le spese è, paradossalmente, l’essenza più pura e autentica di un racconto che nasce dal bisogno di portare lo spettatore sul campo di gara.

A questo si aggiunge un evidente problema di credibilità. Se a uno spettatore è infatti consentito lasciarsi andare al tifo, talvolta anche quello più sanguigno e passionale, lo stesso può dirsi quando si parla di un giornalista, nel cui DNA dovrebbe esserci quella giusta distanza dalla notizia che nella tradizione anglosassone si riassume nel concetto di obiettività, e che del tifo rappresenta evidentemente l’opposto? È proprio su questo aspetto che si focalizza la seconda parte della ricerca, che si propone di studiare il rapporto tra il giornalismo sportivo e il tifo nell’ottica di comprendere se e come il secondo incida sui meccanismi di costruzione e percezione della credibilità del primo. Dalla ricerca emerge dunque come la credibilità del giornalismo sportivo sia un processo quanto mai articolato e complesso da costruirsi, quanto se non più di quanto accade al giornalista tout court. Se la credibilità di quest’ultimo si fonda infatti su un ancoraggio cognitivo cui possono affiancarsi anche altri ancoraggi, nel caso del giornalista sportivo la credibilità è sì una questione di competenza, ma non solo: al giornalista sportivo si richiede infatti di costruire la propria credibilità integrando un approccio di tipo cognitivo con un approccio in grado di saper tramettere al pubblico l’emozione del gesto sportivo, e di conseguenza egli deve attingere anche a un ancoraggio valutativo-normativo oppure affettivo, pur nella consapevolezza che solo il primo di essi è effettivamente utile alla costruzione di un giornalismo sportivo credibile, laddove il secondo riduce la credibilità alla mera condizione dell’essere creduto.

DIRETTORE SCIENTIFICO

Marica Spalletta

PARTECIPANTI

Nicola Ferrigni
Laura Lupoli

DONOR

Unione Cattolica Stampa Italiana