FRIDAY’S FOR FUTURE
“OLTRE ALLA PROTESTA SERVONO AZIONI CONCRETE”

«VIVERSANI E BELLI» INTERVISTA NICOLA FERRIGNI

Nel numero in edicola il 6 aprile, il settimanale «Viversani e belli» dedica un approfondimento al tema dell’ambiente, tornato a gran voce al centro del dibattito pubblico anche per merito dell’iniziativa della sedicenne svedese Greta Thunberg. Su questo tema, e sul connesso fenomeno dei “Friday’s for future” che si sta diffondendo in tutto il mondo, il giornalista Tiziano Zaccaria intervista Nicola Ferrigni, direttore di Link LAB e dell’Osservatorio “Generazione Proteo”.

 

Con “Fridays for future” siamo di fronte a una sorta di nuovo ’68 per l’ambiente?

Mi sembra una comparazione forte. Non credo ci sia un trasporto di coscienza. Vedo, invece, più un trasporto di tendenza. Durante la recente mobilitazione del “Venerdì per il futuro”, le domande poste agli studenti sulla conoscenza dei cambiamenti climatici hanno spesso ottenuto risposte vaghe. Il movimento studentesco del ’68 aveva una consapevolezza reale del cambiamento culturale. Oggi non siamo di fronte a una rivoluzione, ma solo a una tendenza, comunque alimentata dalla sensibilità dei giovani verso la salvaguardia del pianeta. Sicuramente questa è una generazione che nasce educata e amica dell’ambiente, anche perché negli ultimi anni vi è stato un forte processo di sensibilizzazione verso questi temi.

Questo movimento studentesco servirà per stimolare i governi?

Può essere da stimolo, ma il contributo che ogni giovane può portare è legato soprattutto ai comportamenti virtuosi nella sua quotidianità: fare la raccolta differenziata, evitare gli sprechi... in ciò, purtroppo, vedo anche delle contraddizioni. I giovani che protestano in piazza contro l’inquinamento, sono gli stessi che rispetto alle generazioni precedenti utilizzano in misura maggiore l’aria condizionata d’estate e il riscaldamento d’inverno...

Greta Thunberg ha raccolto molti consensi, ma anche insulti e minacce sui social. Perché?

Perché Greta ha scosso le coscienze. È singolare che una bambina abbia puntato il dito contro i potenti del mondo. Una persona adulta non avrebbe avuto lo stesso effetto. E quando si mette in discussione lo “status quo”, a tanto sostegno corrisponde altrettanta rabbia, una reazione determinata dalla paura di perdere delle posizioni acquisite.