IL GIORNALISMO SPORTIVO ITALIANO
E LA SFIDA DELLA CREDIBILITÀ

2014-2016

All’approssimarsi dei principali eventi sportivi che maggiormente coinvolgono il pubblico, come per esempio i Mondiali di calcio o i Giochi Olimpici, non vi è commentatore, opinionista o analista che ometta di osservare come gli italiani, considerati particolarmente avvezzi al conflitto e alla diatriba, siano in grado di compattarsi di fronte alle gesta degli atleti in maglia azzurra, salvo poi essere nuovamente pronti a brandire la partigianeria nel momento in cui, in un determinato sport, si viene a creare una sfida interna ai colori azzurri, o anche quando si afferma un campione particolarmente discusso o controverso, sia per i suoi risultati strettamente sportivi, sia per eventuali comportamenti al di fuori del campo di gara.

La forte tendenza alla partigianeria e alla faziosità in ambito sportivo, vale a dire quello che viene comunemente chiamato “tifo”, raggiunge tuttavia i propri massimi livelli quando si va a toccare lo sport “nazionale” per eccellenza, ovvero il calcio. In questo contesto, infatti, le tendenze si estremizzano: se da un lato è proprio a sostegno della Nazionale azzurra che si registra un forte compattamento del pubblico (pur con tutti i possibili distinguo che hanno spinto a coniare l’adagio secondo il quale l’Italia è un “popolo di commissari tecnici”), è altresì innegabile che, nel momento in cui si rientra dalla dimensione nazionale a quella dei club di appartenenza, il tifo costituisce uno dei principali motivi di dibattito e scontro.

Ma, se a uno spettatore è consentito lasciarsi andare al tifo, talvolta anche quello più sanguigno e passionale, lo stesso può dirsi quando si parla di un giornalista, nel cui DNA dovrebbe esserci quella giusta distanza dalla notizia che nella tradizione anglosassone si riassume nel concetto di obiettività, e che del tifo rappresenta evidentemente l’opposto? È proprio su questo aspetto che si focalizza la ricerca, realizzata e diretta da Marica Spalletta in collaborazione con Lorenzo Ugolini, che si propone di studiare il rapporto tra il giornalismo sportivo e il tifo nell’ottica di comprendere se e come il secondo incida sui meccanismi di costruzione e percezione della credibilità del primo.

Dalla ricerca emerge come la credibilità del giornalismo sportivo sia un processo quanto mai articolato e complesso da costruirsi, quanto se non più di quanto accade al giornalista tout court. Se la credibilità di quest’ultimo si fonda infatti su un ancoraggio cognitivo cui possono affiancarsi anche altri ancoraggi, nel caso del giornalista sportivo la credibilità è sì una questione di competenza, ma non solo: al giornalista sportivo si richiede infatti di costruire la propria credibilità integrando un approccio di tipo cognitivo con un approccio in grado di saper tramettere al pubblico l’emozione del gesto sportivo, e di conseguenza egli deve attingere anche a un ancoraggio valutativo-normativo oppure affettivo, pur nella consapevolezza che solo il primo di essi è effettivamente utile alla costruzione di un giornalismo sportivo credibile, laddove il secondo riduce la credibilità alla mera condizione dell’essere creduto.

DIRETTORE SCIENTIFICO:

Marica Spalletta

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