I talentuosi acrobati. 4° Rapporto dell’Osservatorio Generazione Proteo

 

Una generazione di talentuosi acrobati quella fotografata dal 4° Rapporto di ricerca dell’Osservatorio Generazione Proteo, che ha visto intervistati circa 30.000 studenti in tutta Italia, di età compresa tra i 17 e i 19 anni. Giovani equilibristi costretti a esibirsi sul palcoscenico rappresentato da una società feroce caratterizzata dalla crisi del concetto di “pubblico”, che prende forma a diversi livelli. 

In primo luogo, come crisi della rappresentanza pubblica, che scaturisce dalla percezione, ampiamente diffusa tra gli intervistati, dell’avvenuto divorzio tra l’idea più alta e nobile di “politica” (ovvero l’arte di governare e la massima espressione dell’idea di partecipazione) e l’esercizio del potere (inteso come capacità oggettiva di agire, di fare qualcosa a beneficio della collettività).

In secondo luogo, come crisi dell’etica pubblica, in risposta alla quale i giovani arrivano a preferire una classe politica forse tecnicamente meno competente, mentre non sono disposti a scendere a compromessi su quei valori etici cui i comportamenti politici non possono non ispirarsi: valori in cima alla cui lista svetta l’onestà. Infine, crisi dell’idea di lavoro pubblico, che si traduce nel tramonto del “posto fisso” e nella convinzione che il lavoro oggi non vada più cercato, bensì creato.

Quale politica

In questa condizione di follia, dove a essere imploso è il concetto di res publica come bene condiviso, i nostri giovani devono avere quell’agile leggerezza necessaria per trovare l’equilibrio tra le forze opposte e diverse che prendono forma tanto nel vivere quotidiano (famiglia, modelli culturali, religione, immigrazione) quanto – e forse soprattutto – nella ricerca di un sistema politico-istituzionale diverso da quello attuale nel quale non si riconoscono. A dover gestire questo delicato “gioco di equilibri sopra la follia” è una generazione di talentuosi acrobati: giovani che sanno destreggiarsi con leggerezza nel percorso incerto su cui si trovano a camminare, e che si affidano al loro talento per trasformare i valori della tradizione in cui continuano fortemente a credere (famiglia, amicizia, ecc.) in quell’innovazione su cui intendono costruire il loro futuro.

Solidarietà

I giovani hanno sicuramente del talento, e desiderano esibirlo. In che modo, tuttavia? Eseguendo un numero già visto e ripetuto, soffocando la loro energia creativa, oppure raccogliendo la sfida di eseguire una nuova performance acrobatica? Nel primo caso, il rischio è che una generazione certamente in cerca di visibilità finisca per accontentarsi dei 15 minuti di celebrità profetizzati da Andy Warhol. Nel secondo caso, il talento da solo non basta, se non si accompagna a una giusta dose di coraggio: tanto quello innato, che i giovani di oggi posseggono in misura decisamente maggiore rispetto alle precedenti generazioni, costretti come sono a confrontarsi quotidianamente con una società feroce ed efferata, quanto quello che deve essere loro infuso dal mondo degli adulti, e in particolare dalle Istituzioni.

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