I suicidi per motivazioni economiche. Quadriennio 2012-2015

 

Si attenua il dramma dei suicidi per cause economiche nel 2015, che con 189 casi ferma il bilancio a meno 12 episodi rispetto al 2014. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Suicidi per motivazioni economiche è la prima volta in 4 anni che si registra una, seppur lieve, inversione di tendenza. Dopo un primo semestre allarmante (il peggiore dal 2012, con 121 episodi), tra luglio e dicembre i casi di suicidio sono stati 68, contro gli 86 dello stesso periodo 2014. Ma se il dato si allinea poco sotto le cifre del 2013 (73 episodi nel secondo semestre), sono ancora lontani i livelli del 2012 (25 casi tra luglio e dicembre), anno in cui è iniziata l’escalation e a partire dal quale si contano complessivamente 628 suicidi da imputare alla crisi. E a stemperare l’ottimismo nella rilevazione dell’inizio di un nuovo trend positivo intervengono anche i numeri sui tentati suicidi. Sono stati infatti ben 135 i casi registrati dall’Osservatorio tra gennaio e dicembre dello scorso anno, record negativo degli ultimi 4 anni.

«I complessivi 628 suicidi per motivazioni economiche – commenta Nicola Ferrigni, direttore dellvOsservatorio – traducono uno stato di incertezza diffuso nella società contemporanea che provoca a sua volta paura, angosce esistenziali e inquietudini che diventano terreno fertile per i suicidi. Tuttavia, se è vero quello che sosteneva il premio Nobel per l’economia Kenneth Arrow, ossia che “la fiducia è l'istituzione invisibile che regge lo sviluppo economico”, fa sperare l'indice di un nuovo clima di fiducia dei consumatori rilevato il mese scorso dall’Istat, pari a 118,9 punti, il livello più alto dall’inizio delle serie storiche. Un dato, quest’ultimo, che – conclude Ferrigni – potrebbe spiegare l’andamento del numero dei suicidi, soprattutto nel secondo semestre del 2015».

Infografica Suicidi 2012-2015

Geografia: polarizzazione Nord-est/Sud. Se nel 2013 il fenomeno era caratterizzato da una certa uniformità geografica, i numeri dello scorso anno confermano i trend già osservati nel 2014, con Nord-Est (29,6% sul 25,9% del 2014) e Sud (27,5% nel 2015, quasi il doppio del 14,6% del 2012) in crescita, e una contrazione dei casi nelle aree di Nord-Ovest (19%), Centro (18,1%) e Isole (5,8%). Su scala regionale, la maglia nera va al Veneto (18,6% dei casi), seguito da Campania (12,6%, detiene anche il primato dei tentati suicidi) e Lombardia (9,4%).

In aumento imprenditori, dipendenti e pensionati. Torna a salire il numero degli imprenditori, che l’anno scorso hanno rappresentato il 46,1% dei suicidi per condizione economica (contro il 40,3% del 2014), così come è quasi triplicata la quota che fa capo ai dipendenti che si tolgono la vita (14,8% contro il 5,5% nel 2014), al terzo posto nella classifica per condizione professionale e seguiti dai pensionati (in crescita dallo 0,9% al 2,6%). Scendono invece nuovamente al secondo gradino i disoccupati (34,9%, in diminuzione sul 48,3% dell’anno precedente), che sono protagonisti tuttavia di più della metà dei tentati suicidi (211 casi su 384).

Sempre più giovani, aumenta l'incidenza tra le donne. Preoccupa l’abbassamento dell’età: rispetto al 2014, infatti, nel 2015 è aumentata dal 4% al 9,1% la quota dei suicidi commessi dai giovani tra i 25-34 (più che raddoppiati), e raggiunge la doppia cifra se si considera l’intera fascia under 35 (11,2%). Mantiene il triste primato la fascia 45-54 anni (che nel 2015 passa dal 36,3% al 28%), seguita da quella 35-44 (25,4%, trend in crescita) e 55-64 (22,2%). Si conferma la dimensione prettamente maschile del fenomeno (92,6%), ma non sfugge sul lungo periodo l’aumento dell’incidenza anche nella popolazione femminile. Nel 2015, così come nel 2014, sono state 14 le donne che si sono tolte la vita per ragioni economiche, contro i 3 casi del 2012 e i 5 del 2013. Il dato appare ancor più significativo se si valuta anche la progressione dei tentati suicidi, che passano dai 10 del 2012 ai 14 del 2013 e 2014, fino ai 32 dello scorso anno.

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