I suicidi per motivazioni economiche – Dati anno 2012

 

Nel 2012 sono state 89 le persone che sull’orlo del fallimento e schiacciate dai debiti hanno deciso di togliersi la vita: quasi 8 i suicidi in media al mese. Sono invece 48 i tentativi di suicidio registrati tra i mesi di gennaio e dicembre del 2012. Una lunga lista di imprenditori, artigiani e disoccupati che, oppressi da gravi difficoltà economiche e soprattutto dalla paura di perdere la propria dignità, reputano la rinuncia alla vita una scelta “obbligata”. L’analisi dei dati, curata dall’Osservatorio Suicidi per motivazioni economiche, ha permesso di contare 86 uomini e 3 donne che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita, a conferma del grave disagio avvertito dalla popolazione maschile che vede venir meno la propria responsabilità morale e sociale, nei confronti non solo della propria famiglia ma anche dei propri dipendenti e collaboratori.  

Suicidi in calo rispetto al passato: “numero oscuro”? Confrontando però quanto emerge dall’analisi effettuata dall’Osservatorio con gli ultimi dati disponibili sul fenomeno del suicidio in Italia pubblicati da Istat, si evidenzia un’inversione di tendenza: dopo il notevole incremento registrato tra gli anni 2007 e 2009, si assiste oggi a un calo dei suicidi per ragioni economiche. Gli 89 suicidi per motivi economici individuati in Italia nell’anno 2012, sembrano confermare un andamento opposto a quello registrato fino a due anni fa. «Tuttavia – dichiara Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio – i dati paventano dubbi sulla reale completezza delle informazioni reperite dal nostro Osservatorio tramite i principali mezzi di informazione. È ipotizzabile infatti – continua Ferrigni – una volontà ben precisa nel non voler creare allarmismi sociali legati al fenomeno dei suicidi in tempi di crisi. Il numero dei suicidi per motivi economici infatti è decisamente inferiore rispetto al passato, ma la crisi ha raggiunto il culmine proprio nel 2012. Resta quindi da valutare il cosiddetto “numero oscuro”».

Nel 2° trimestre 2012 il più alto numero di suicidi. Si evidenzia una maggiore concentrazione di episodi di suicidio nel secondo trimestre del 2012: il 46,1% dei suicidi si registra, infatti, tra aprile e giugno del 2012, a fronte del 25,8% dei casi rilevati nel primo trimestre e il 18% segnalati tra i mesi di settembre e dicembre del 2012.

L’età media. Le vittime di suicidio hanno un’età media di 52 anni. La fascia di età maggiormente interessata è quella che va dai 45 ai 54 anni con un’incidenza del 48,5%, seguita dalla fascia 55-64 anni (25%). I dati ancora una volta sottolineano le gravi difficoltà di un segmento della popolazione, quello dai 45 ai 64 anni, che raccoglie un significativo numero di imprenditori e artigiani, che maggiormente soffrono la variabilità del mercato. In tale fascia ritroviamo, inoltre, i cosiddetti “esodati”, ovvero i lavoratori espulsi dal mercato del lavoro ma non ancora in possesso dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico e, in generale, tutti quei disoccupati per i quali il reinserimento lavorativo si rende difficoltoso non soltanto per la carenza di programmi e incentivi a favore delle imprese, ma anche a causa della difficile congiuntura economica.

Solo nel Nord-Est il 30% dei suicidi. L’area geografica maggiormente colpita dal fenomeno è il Nord con 39 suicidi, oltre il 40% dei suicidi censiti in Italia dall’inizio dell’anno; di questi 27 registrati nel solo Nord-Est, ovvero il 30% del totale. In questa triste classifica seguono il Centro con il 25,8% degli episodi di suicidio, le Isole con il 15,7% e il Sud con il 14,6%. L’analisi del dettaglio per regione, inoltre, mette in evidenza il disperato primato del Veneto con 23 suicidi nel corso del 2012, vale a dire il 25,8% dei suicidi che l’Italia conta da gennaio a dicembre 2012.  A seguire la Campania con 11 suicidi registrati, la Sicilia con 9 vittime e la Puglia con 7.

Tra gli imprenditori il numero più alto dei suicidi, tra i disoccupati il numero più alto dei tentati suicidi. Il numero degli imprenditori e degli artigiani che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno è molto elevato. L’analisi della rassegna stampa ha permesso di individuare 49 suicidi, circa il 55,1% dei suicidi registrati nel 2012. Una situazione di indebitamento o di fallimento dell’azienda, nonché la negazione di finanziamenti da parte degli istituti di credito, hanno condotto in una situazione di disperazione soprattutto gli imprenditori. Questi ultimi sono accomunati da un senso di vergogna per essere costretti a chiudere o veder fallire i sacrifici di una vita intera, ma anche dalla pressante responsabilità nei confronti dei propri collaboratori o dipendenti il cui posto di lavoro è stato messo in discussione a causa della difficile situazione economica. Seguono i disoccupati (31,5%), mentre molto esigua è la percentuale dei suicidi segnalati tra i lavoratori dipendenti (7,9%) e tra i pensionati (5,6%).

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