Sport Politics. Il ventennio berlusconiano sulla “Rosea”

 

Uno dei tratti distintivi della politica pop consiste nella sua tendenza ad appropriarsi di palcoscenici diversi rispetto ai “luoghi” nei quali la comunicazione politica tradizionalmente prende forma. Tra questi palcoscenici, un ruolo di primo piano è rappresentato dallo sport, il quale soddisfa entrambe le declinazioni del concetto di popolarizzazione: da un lato, l’uso di codici pop da parte dei politici (in questo caso la passione per uno sport, l’appartenenza a un tifo o l’identificazione con una squadra); dall’altro, l’apparizione di contenuti riconducibili alla politica all’interno dei contesti e dei codici pop (per esempio in un quotidiano sportivo).

In Italia, in particolare, il connubio tra politica e sport trova senza dubbio in Silvio Berlusconi il proprio maggior esponente, non fosse altro perché egli è da più di un ventennio il principale leader di una importante coalizione politica e nel contempo il proprietario di uno dei club calcistici più importanti (non solo del nostro Paese, ma anche a livello internazionale).

Quali sono dunque le modalità attraverso cui la relazione tra politica e sport prende forma nel ventennio berlusconiano? E in che modo lo sport rappresenta un topic della comunicazione politica dell’ex Cavaliere e nel contempo uno strumento per conquistarsi spazi di notiziabilità (per esempio su un quotidiano sportivo) normalmente preclusi a monte a qualsiasi altro attore politico? È a queste domande che si propone di rispondere la ricerca realizzata da Marica Spalletta, direttore dell’Osservatorio MediaPOP di Link LAB, e Lorenzo Ugolini, che – attraverso una media content analysis – studiano l’evoluzione della notiziabilità di Silvio Berlusconi sul principale quotidiano sportivo italiano (La Gazzetta dello Sport) dal giorno della discesa in campo (26 gennaio 1994) al giorno che idealmente chiude il ventennio (26 gennaio 2014).

 

RISULTATI DELLA RICERCA

Dalla ricerca emerge una significativa evoluzione del coverage, che si articola in tre fasi.

Nel primo periodo (“La discesa e il campo”, gennaio 1994-luglio 1995) Berlusconi, appena sceso in campo in politica, si disinteressa completamente del Milan, affidando l'intera gestione al braccio destro Adriano Galliani; a questa fase corrisponde un sostanziale disinteresse verso il Cavaliere da parte de La Gazzetta dello Sport che, fedele alla sua vocazione di quotidiano sportivo, non si occupa del Berlusconi politico.

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Nel secondo periodo (“Le partite del Presidente”, luglio 1995-novembre 2010) Berlusconi torna a occuparsi di Milan nelle sue diverse vesti di padre/padrone, primo tifoso/primo giudice, motivatore/stratega, allenatore/tattico, ideologo/esteta, saltatore/Re Mida. In questa fase, La Gazzetta dello Sport garantisce la notiziabilità del Berlusconi sportivo, ma così facendo sovente si trova raccontare anche il Berlusconi politico, poiché il Cavaliere (soprattutto nelle sue dichiarazioni) tende a mescolare le due dimensioni, ovvero utilizza l'argomento Milan come strumento di comunicazione politica (focalizzando l’attenzione in particolare sull’esportabilità del  “modello Milan” dallo sport alla politica).

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È altresì interessante notare come, in questo secondo periodo, La Gazzetta dello Sport offra ampio spazio di notiziabilità alle dichiarazioni del Cavaliere, che sono riconducibili a quattro diverse categorie:

  • Berlusconi parla di politica in sede politica, ovvero dichiarazioni che il Cavaliere, in quanto soggetto politico, fornisce su temi politici (per esempio: le notizie pubblicate nella sezione Altri Mondi);
  • Berlusconi parla di politica in sede calcistica, ovvero le dichiarazioni che il Cavaliere, nella sua veste di patron del Milan e/o in contesti sportivi, rilascia su temi politici (per esempio: Calciopoli come spunto per un nuovo attacco contro la magistratura);
  • Berlusconi parla di calcio in sede calcistica, ovvero le dichiarazioni che il Cavaliere rilascia allo stadio, nelle visite al campo di allenamento oppure durante trasmissioni sportive (per esempio: il “modello Milan”);
  • Berlusconi parla di calcio in sede politica, ovvero quei casi in cui il Cavaliere, nella sua veste di attore politico (e istituzionale, quando riveste la carica di Presidente del Consiglio), rilascia su temi di carattere sportivo (per esempio: il caso Zoff).

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Il terzo periodo (“Tempi supplementari”, novembre 2010-gennaio 2014) coincide con l’ingresso della figlia Barbara nella gestione del club. Questo periodo si divide in due fasi, la cui cesura coincide con il drastico cambio di atteggiamento proprio di Barbara che, da colomba che si affida completamente al “vecchio saggio” Adriano Galliani, si trasforma in falco, deciso a rivendicare il proprio ruolo di erede della dinastia berlusconiana all’interno del club, così come è toccato al fratello Piersilvio in Mediaset. In questa seconda fase, in particolare, La Gazzetta dello Sport attribuisce a Berlusconi quello stesso insolito ruolo di paciere che egli è già suo malgrado costretto a interpretare all’interno del suo partito politico.

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Non rientra in questa scansione temporale, ma rappresenta invece un’abitudine di rigore del Berlusconi politico, il richiamo al calciomercato durante le campagne elettorali: annunciare la rinuncia alla vendita di un giocatore (Kakà) oppure l’acquisto di un nome di grido (da Ronaldinho a Balotelli) rappresenta infatti un topic ricorrente nella comunicazione elettorale del Cavaliere, così come la tendenza a giustificare un mancato acquisto (Ronaldo) in ragione del suo essere Presidente del Consiglio.

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In conclusione, dalla ricerca emerge che lo sport (e il Milan in particolare) ha costituito un news value strategico per la notiziabilità del Berlusconi politico su un quotidiano sportivo, e nel contempo un palcoscenico e un topic della comunicazione politica di Berlusconi. a questo si aggiunge che, nel caso di Silvio Berlusconi, la metabolizzazione del concetto di pop politics applicata allo sport raggiunge livelli tali da potersi parlare addirittura di una vera e propria sport politics: lo sport consente infatti al Cavaliere proporre un’immagine di sé vincente, durevole nel tempo e affascinante. All’interno di questo modello, tuttavia, il ruolo di Berlusconi emerge come simbolico, efficace e imprescindibile, al punto che esso può essere replicato solo con la successione di un “altro Berlusconi”.

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