Corsa a ostacoli. 3° Rapporto dell’Osservatorio Generazione Proteo

 

Una corsa a ostacoli quella della generazione che emerge dal 3° Rapporto di ricerca nazionale dell’Osservatorio Generazione Proteo, che da oltre due anni fotografa valori e abitudini, modi e mode, paure e aspirazioni dell’universo giovanile italiano.

«L’Osservatorio “Generazione Proteo” – dichiara il suo direttore, Nicola Ferrignicontinua anche quest’anno a raccontare la grande storia di una generazione proteiforme, difficile da inquadrare in schemi predefiniti, che avevamo scoperto inafferrabile e fatta di talenti e solisti fuoriclasse. Una generazione che, sfruttando l’energia e il vigore della giovane età, svela quest’anno atleti e corridori, quasi inconsapevoli, di una competizione agonistica quotidiana, sulle diverse piste della vita, del lavoro, dei rapporti con l’altro, della scuola, dell’università e della tecnologia. Una corsa tuttavia a ostacoli che si frappongono nel loro percorso, barriere che invitano a essere superate e saltate, e che a volte costringono invece a rallentare, a stare un passo indietro, o addirittura a cadere e fermarsi. Sono le barriere imposte da strutture e sovrastrutture sociali, culturali, economiche, politiche. Barriere che intrappolano e mettono a dura prova il percorso di realizzazione e auto-realizzazione dei giovani, frenando molto spesso l’incredibile slancio di cui essi sono dotati».

È così che l’attuale incertezza economica e politica sovente frena e talvolta arresta la progettualità, alimentando a “soli” 17 anni la paura dell’instabilità lavorativa e la conseguente esigenza di mettere da parte un’eventuale somma di denaro per un futuro incerto e nebuloso. Una generazione, quella tracciata nel 3° Rapporto di ricerca, nella quale si fa più fluida l’antica distinzione tra lavori di serie A e lavori di serie B che, qualora avvertita, si ravvisa non più nel riconoscimento sociale dato dalla formalità del titolo, ma in una concretezza che trova la sua espressione più compiuta nel guadagno e nella retribuzione.

«Come ci insegna la Parabola del Vangelo – continua Nicola Ferrigni – i talenti vanno valorizzati e invece i nostri ragazzi sono quasi costretti a seppellirli. I giovani sembrano abbandonarsi al timore del futuro e delle difficoltà che questo potrebbe portare con sé, non considerando invece la “ricchezza” derivante dall’investire su quegli stessi talenti».

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I giovani oggi appaiono sempre più inclini al sacrificio, elemento ritenuto essenziale per ottenere e conservare un lavoro, mentre affidano il rischio a chi ha voglia di mettere in piedi un’attività imprenditoriale. Ma anche questi ultimi, sentendosi intrappolati in un Paese economicamente in crisi e vittima di un’eccessiva burocrazia, vedono all’estero il proprio futuro lavorativo così come guardano oltre i confini del nostro Paese i modelli imprenditoriali da seguire, Steve Jobs primo fra tutti.

«La politica prosegue Ferrigni – appare, inoltre, sempre più lontana dalla vita dei giovani – nonostante una rinnovata voglia di partecipazione che passa attraverso la tecnologia e i social network – mentre le Istituzioni vengono percepite come uno tra i principali ostacoli nella loro “corsa”. La politica non ha più nulla da offrire a quei giovani che, proprio stando alla loro voce, più di altri meriterebbero l’attenzione di una classe politica cui si chiede una maggiore onestà e una reale vicinanza alle esigenze dei cittadini». La spaccatura tra i giovani e l’attuale sistema politico emerge con prepotenza non solo dalla totale sfiducia nelle Istituzioni, ma anche da una critica al sistema di rappresentanza e partecipazione, che sfocia in indifferenza e rassegnazione.

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Eppure i giovani sono consapevoli della propria forza innovativa, sanno che il cambiamento parte proprio da loro. Seppur ancorati a solidi valori e credenze, infatti, appoggiano e rivendicano la trasformazione di alcuni assetti esistenti e l’abbandono di un quadro di modelli sociali, morali ed etici. Favorevoli alla possibilità per le coppie omosessuali di unirsi in matrimonio (a patto che questo avvenga con rito civile), abbracciano ancora una visione tradizionale della famiglia, dell’amore e del matrimonio che esclude, e in qualche modo dissente, da alcune rivendicazioni, come il diritto di adottare dei figli o unirsi in matrimonio religioso per le coppie omosessuali.

I giovani si dimostrano anche in grado di superare i luoghi comuni sugli immigrati, mettendo da parte pregiudizi e accuse, nonostante non manchino di esprimere perplessità e problematicità legate alla loro presenza nel nostro Paese. Non un terrorista, non un violento, non qualcuno che “ruba” il lavoro, ma semplicemente una persona nata dalla parte sbagliata.

Responsabili nell’utilizzo delle tecnologie e consapevoli dei suoi pericoli, le risposte dei giovani intervistati lasciano ampio spazio però a timori e incertezze. Tante, troppe le vittime di bullismo, anche e soprattutto nella sua variante tecnologica del cyberbullismo che trova nel social Ask.Fm un forte alleato.

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«Giunta alla sua 3° edizione – conclude Nicola Ferrigni – l’indagine condotta dal nostro Osservatorio si dimostra un prezioso strumento di analisi e lettura delle nuove generazioni. La conferma proviene anche dalla comparazione con i risultati fatti registrare negli anni passati in merito a tematiche quali il lavoro, la politica, le Istituzioni e il bullismo. Nonostante l’allargamento così significativo del campione (2.500 interviste della precedente, 10.000 quelle del 3° Rapporto di ricerca) infatti, alcuni risultati trovano conferma e consolidamento».

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