25
MAG
2015

3° Rapporto Generazione Proteo. Indagine sui giovani siciliani

Sono giovani pragmatici e senza pregiudizi nei confronti delle differenze, più emancipati sugli aspetti valoriali dei già moderni coetanei nazionali e più aperti verso gli immigrati e le minoranze. Come e più di loro, sono sicuri di sé (70,4%), soddisfatti della propria vita (80,9%), impegnati però allo stesso modo in una corsa ad ostacoli verso lavoro, affermazione professionale e autosufficienza economica, che, in linea con le paure degli altri studenti italiani, rappresentano per 8 ragazzi su 10 le principali preoccupazioni per il futuro.

È il ritratto dei giovani siciliani che emerge dal 3° rapporto di ricerca nazionale dell’Osservatorio Generazione Proteo di Link Campus University, presentato oggi a Palermo. Lo studio – realizzato su un campione di 10mila studenti italiani tra i 17 e i 19 anni – ha coinvolto in Sicilia oltre 1.000 ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado di Palermo, Siracusa, Catania e provincia, e di alcuni comuni delle province di Caltanissetta, Messina e Enna.

Sfiduciati dai partiti e dal Parlamento, ma con una grande fiducia nella magistratura e nei sindacati, i ragazzi siciliani si discostano poco dal campione nazionale sull’importanza attribuita a valori come famiglia, amicizia, lealtà e libertà (per 2 ragazzi su 3 maggiore rispetto alla generazione dei propri genitori). Anche loro individuano infatti nelle sovrastrutture sociali, economiche, politiche e culturali le barriere da superare.
»L’indagine svela i giovani siciliani come una generazione di corridori sulle piste della vita, in linea con i loro coetanei nel resto d’Italia», ha detto il sociologo e direttore dell’Osservatorio Generazione Proteo, Nicola Ferrigni. Ciò a dimostrazione che non è più la geografia a dettare tempi e performance della corsa delle nuove generazioni. Dalla ricerca emergono al contempo degli aspetti sui ragazzi siciliani che abbattono gli stereotipi che da sempre accompagnano i giovani del Sud nell’immaginario collettivo. Tra questi, per esempio, l’alto grado di maturità rispetto ai coetanei nazionali nel superamento delle differenze, anche culturali. Appare significativo infatti che nella regione avamposto dell’immigrazione siano ancora più bocciati i luoghi comuni xenofobi, con gli immigrati considerati in modo negativo solo dall’8% dei ragazzi contro il dato nazionale fermo a 14,4%». Tra i risultati più significativi dell’indagine di Link Campus University, anche il fatto che la criminalità organizzata spaventi meno di guerra (33,1%), Isis (20,1%), calamità naturali (14%) e virus Ebola (13,4%): solo l’11,2% la identifica come la “cosa che fa più paura”.

Lavoro: disoccupazione fa più paura di malattia, terrorismo e morte. Bocciati i partiti e il Presidente del Consiglio. Promossi a pieni voti magistratura e sindacati. Il lavoro e la paura di non realizzare i propri sogni (26,8%) sono in testa ai pensieri dei giovani siciliani, per i quali l’occupazione e l’autosufficienza economica restano le priorità. Il lavoro – libero professionista in primis (50,9%), poi dipendente (38,2%) e imprenditore (10,4%) – serve per raggiungere la libertà ed è al centro delle aspirazioni e delle loro preoccupazioni. La disoccupazione (26,5%) infatti preoccupa quasi 10 volte di più del terrorismo (2,4%) e spaventa più di malattia (6,8%), solitudine (6,2%), morte (2,7%) e terrorismo messi assieme. Il futuro professionale incerto aggiunto alla sfiducia verso la politica – alla quale la prima dote richiesta è l’onestà (40,7%) - la dicono lunga sul sillogismo che individua gli ostacoli proprio nella società attuale e nella sua organizzazione. Se nella hit parade della fiducia si assiste a un certo miglioramento nel giudizio sulle fondamenta del Paese, è ancora molto basso il consenso per i “partiti politici” (voto medio da 1 a 10: 4,7) e per il Parlamento (5,1). Rispetto alla media nazionale (5,9) si abbassa la fiducia verso il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che in Sicilia riscuote un 5,1 mentre sfiora la sufficienza il Presidente della Repubblica con un 5,9 (voto Italia: 6,5). In forte ascesa invece gli altri protagonisti, come Chiesa (6,8), Forze di Polizia e Ue (8,3). Spiccano in particolare rispetto alla media nazionale sia i sindacati (7,8; dato nazionale: 6,6) sia la magistratura, che mette a segno un 8,3 contro il 7,6 nazionale. La distanza verso la politica si riflette anche sui suoi piani per la crescita: il Jobs Act, per esempio, è una riforma ancora sconosciuta per quasi otto ragazzi siciliani su dieci.

Valori: le tradizioni restano, ma scompaiono i tabù, in Sicilia più che in Italia. Consapevoli della propria forza innovativa, inclini al sacrificio (indispensabile per ottenere un lavoro per il 32,9%) e convinti che il cambiamento possa partire da loro molto più che dalla politica, è speciale la visione dei 17-19enni della Sicilia nei confronti dei grandi temi della nostra società. L’indagine sfata infatti i luoghi comuni sui siciliani “conservatori”: sono d’accordo sulle coppie unite in matrimonio (68,8% “molto” o “abbastanza”), ma ancor di più dei loro connazionali sugli stessi diritti per le coppie di fatto (71,1%; dato Italia 68,5%) e sui matrimoni tra omosessuali (65,5%; dato nazionale 60,7%), anche se non in Chiesa. Più del 44% pensa inoltre che le coppie omosessuali siano come tutte le altre e solo il 15,3% ritiene che quello omosessuale sia “un rapporto contro natura”. Il campione si spacca però di fronte all’ipotesi delle adozioni per i single e le coppie gay (55,2% “poco” o “per niente” d’accordo) ed è contrario all’aborto (64,4%). Spicca anche sul tema dell’immigrazione un livello di maturità e accettazione molto più alto rispetto al dato nazionale: nella regione avamposto dell’immigrazione, gli immigrati sono considerati in modo negativo solo dall’8% dei ragazzi (dato nazionale: 14,4%). L’80% li identifica piuttosto come “persone coraggiose perché hanno lasciato la propria terra e la propria famiglia per cercare lavoro” e per il 47,2% “sono fonte di arricchimento sociale e culturale”. Una visione “moderna” dei grandi temi sociali che non esclude il fortissimo legame con la propria famiglia e la quasi completa fiducia nei confronti dei genitori (“molto” o “abbastanza”: 88,9%) più che negli amici (74,5%).

Religione: apertura a matrimoni per i preti e messa per le donne. Papa: è quello giusto. Non è esclusa nemmeno la religione, dove i siciliani appaiono ancora una volta più innovativi dei connazionali: ben il 68,5% è d’accordo con l’officio della Messa da parte delle donne consacrate (dato Italia: 63,6%) e il 66% pensa che i preti dovrebbero avere la possibilità di sposarsi (dato nazionale: 54,8%). E se il 71,8% si dichiara cattolico, di questi solo il 20,9% è praticante. Ai giovani siciliani piace molto Papa Francesco, considerato “vicino ai problemi della gente” (42,9%), “portatore dei principi autentici della Chiesa” (17,9%) o un “modello da seguire” (13,3%).

Bullo: è insicuro e insoddisfatto. Ai ragazzi siciliani, che socializzano soprattutto su Facebook (93,9%) e Whatsapp (92,1%), piace invece molto meno il bullo, considerato un “insicuro” (29%) e un “violento” (26,1%) ma anche un “insoddisfatto” (21,8%), che si appalesa spesso attraverso la Rete. Tanto che quasi 2 giovani su 3 affermano che social e tecnologia abbiano contribuito a incrementare il fenomeno del bullismo, con il 22,1% vittime di cyberbullismo su Ask.fm. Sono altissime le percentuali di intervistati che hanno dichiarato di essere stati vittime di bullismo da parte dei propri coetanei. Una violenza più spesso psicologica che fisica: ben il 42% ammette di essere stato oggetto di insulti ripetuti, il 44,3% è stato offeso mediante la diffusione di notizie false, il 42,8% tramite telefonate o messaggi sgradevoli, mentre il 36% ha subìto umiliazioni di fronte ad altre persone. Al 22,3% di coloro che hanno dichiarato di aver subito minacce da parte di loro coetanei, si aggiunge il 10,3% di quelli che hanno visto diffusi e pubblicati foto e video compromettenti che li ritraevano.

Pericolosamente selfie. Condivisione (26,2%), desiderio di notorietà (18,9%) e divertimento (16,5%). Ma selfie significa anche rischio, se è vero che il 25.4% dei ragazzi siciliani ha dichiarato di averli scattati alla guida del motorino (quasi 2 punti in più del dato italiano), il 9,5% in situazioni estremamente pericolose (come in bilico su una terrazza o durante uno sport estremo) e il 10,1% accanto ad animali pericolosi.

Vai alla ricerca nazionale del 3° Rapporto Osservatorio Generazione Proteo

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